Il nostro Progetto

San Raffaele DRI, un centro di ricerca internazionale

Il San Raffaele Diabetes Research Institute (DRI), sarà un centro di eccellenza a livello internazionale per la prevenzione e la cura del diabete di tipo 1. Si tratta di un progetto ambizioso che solo per essere avviato richiede un budget di circa 8 milioni di euro.
Il centro potrà contare su uno staff complessivo di 50 tra medici, ricercatori e personale di supporto e avrà una superficie di laboratori di ricerca di circa 750 mq. L’Istituto inoltre farà parte della DRI Federation, una federazione internazionale che raccoglie diversi DRI nel mondo.
Durante i prossimi anni il San Raffaele DRI lavorerà su 2 aree specifiche: la prevenzione del diabete di tipo 1 e il trapianto di isole pancreatiche.

La prevenzione del diabete di tipo I

Il diabete di tipo 1 è una malattia che può comparire in maniera improvvisa: dopo un'incubazione anche di anni, infatti, si manifesta con sintomi tipici come sete, frequente necessità di urinare, dimagrimento e stanchezza. Una volta che il diabete è stato diagnosticato occorre praticare almeno quattro iniezioni di insulina al giorno per tenere sotto controllo la concentrazione del glucosio nel sangue e impedire l'insorgenza delle complicanze croniche della malattia , tutte potenzialmente invalidanti (retinopatia, nefropatia, neuropatia e cardiopatia).

Identificare i soggetti a rischio, anche mettendo a punto nuovi test per individuare nel sangue i marcatori specifici della predisposizione alla malattia, è presupposto alla prevenzione in modo da impedire che si arrivi allo stadio di dipendenza dall'insulina. Oltre allo studio dei meccanismi della malattia e delle cause, oggi ancora sconosciute, nel San Raffaele DRI partirà a breve un protocollo di sperimentazione basato sulla somministrazione orale di insulina che nell'intestino, attraverso un meccanismo immunologico, agirebbe come un vaccino.

Il trapianto di isole pancreatiche

Anche se oggi è ancora una procedura sperimentale, il trapianto delle isole pancreatiche rappresenta al momento l'unica terapia in grado di ' guarire ' il diabete di tipo 1, cioè di ripristinare un normale equilibrio del metabolismo degli zuccheri. Nonostante i progressi degli ultimi anni, il trapianto presenta alcuni problemi che ne impediscono il successo a lungo termine. In particolare, vi è la reazione di rigetto dell'organismo ricevente verso le cellule trapiantate; inoltre esiste anche il rischio che riprenda il processo di distruzione delle cellule che producono l'insulina e quindi che si ripresenti il diabete .

I principali progetti di ricerca del DRI cercheranno il modo per stimolare l'organismo del ricevente a tollerare le cellule trapiantate ed eliminare così la necessità della t erapia immunosoppressiva anti-rigetto o quanto meno renderla meno pesante. In particolare si punterà a potenziare l'azione di alcune cellule del sistema immunitario, i linfociti T regolatori. Questi ultimi sarebbero in grado di controllare la reazione dell'organismo nei confronti delle isole da poco trapiantate. Inoltre, per migliorarne l'attecchimento e il funzionamento, si cercheranno nuove sedi di infusione delle cellule, innovativi farmaci e si utilizzeranno avanzate strumentazioni diagnostiche per verificare la funzionalità delle isole.

Per approfondire guarda le linee di ricerca del progetto San Raffaele Diabetes Reseach Institute (scarica pdf).