NON HO PERSO LA SPERANZA Stefano B. (44 anni) Nel portafoglio ho sempre con me una “targhetta”. Lì sopra c'è scritto, insieme al mio nome e all'indirizzo, che ho il diabete e come curarmi se sto male. Così, se per esempio dovessi svenire per strada, i passanti e il personale dell'ambulanza saprebbero che la colpa è del livello di glucosio troppo basso. Non ho abbandonato questa targhetta neppure quando, dopo aver fatto il trapianto di isole pancreatiche, per quattro anni non ho più assunto insulina, non ho più avuto il diabete. Mi sono ammalato quando avevo sedici anni ma all'inizio la terapia era leggera. Con gli anni però sono arrivato anche a quattro iniezioni di insulina al giorno. Quindi, quando nel 2000 i medici del San Raffaele mi hanno proposto il trapianto, non ho esitato un attimo. La prima e la seconda infusione non hanno risolto i miei problemi: c'erano stati dei miglioramenti ma mi ero aspettato di più. Nel 2003, invece, con il terzo trapianto è arrivata la svolta: per quattro anni non ho più fatto iniezioni e sono stato nella piena normalità. Mi godevo il momento: sapevo infatti che l'efficacia media del trapianto non è più di due anni ma non ci pensavo. Ora assumo nuovamente insulina, anche se non in dosi massicce. Non ho perso la speranza, però: ho già la valigia pronta per quando mi chiameranno per il quarto trapianto. |